Giovedì 1 ottobre 2026 COMUNICATO STAMPA
Reati in calo del 35%: il Veneto passa dal 9° al 13° posto nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale
Rapporto Ecomafia di Legambiente:
in Veneto 1.186 reati ambientali accertati nel 2025
Contestati anche 3.317 illeciti amministrativi con 2.225 sanzioni amministrative, per un totale di 12 violazioni ambientali al giorno. Il settore più critico è quello del cemento, con 374 persone denunciate e 12 sequestri.
Venezia hotspot regionale: almeno un reato ambientale ogni giorno
Sono stati resi pubblici oggi a Roma i dati del nuovo report di Legambiente “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente), che fotografano i reati ambientali in Italia e la presa delle ecomafie nell’anno 2025. In Veneto sono stati accertati 1.186 reati ambientali (pari al 3,3% del totale nazionale) a cui corrispondono 1.025 persone denunciate, nessun arresto e 189 sequestri. Se si guarda oltre il solo dato penale, la fotografia cambia sensibilmente: a fronte di 62.701 controlli, sono stati contestati anche 3.317 illeciti amministrativi, con 2.225 sanzioni amministrative. Rispetto al 2024 il Veneto passa dal 9° al 13° posto nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale con una contrazione dei reati del 35% rispetto all’anno precedente, che non è spiegabile semplicemente con la riduzione, del solo 4%, dell’attività di controllo. Una flessione significativa, da leggere comunque con cautela, che però segnala anche l’importanza di un’attività di prevenzione e contrasto costante e capillare da parte delle forze dell’ordine e degli organismi di controllo. Sommando infatti reati e illeciti amministrativi, in Veneto nel 2025 sono state accertate almeno 4.503 violazioni ambientali, vale a dire oltre 12 al giorno. Gli illeciti amministrativi sono quasi tre volte i reati penali.
La cornice italiana
In Italia nel 2025 calano lievemente i reati ambientali: 35.735 quelli accertati, con una flessione del –12% rispetto al 2024, a fronte dei 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%), ma aumentano gli illeciti amministrativi (77.895, +11,4%). Le violazioni complessive accertate dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto salgono a 113.630, a una media di 13 ogni ora. I reati nel ciclo illegale dei rifiuti vedono un balzo in classifica (10.914) e superano quelli del cemento (8.034), mentre crescono gli incendi agli impianti di gestione (+24,7%).
Campania, Sicilia, Puglia e Calabria le regioni con più illeciti ambientali e prime in classifica, mentre al nord la Liguria supera la Lombardia. A livello provinciale Napoli si conferma al primo posto, con reati in crescita (+8,6%) seguita da Salerno (+11,4%) e da Palermo (+59,6%). New entry nella top ten Lecce (ottava).
Sempre più preoccupante il tema della corruzione: dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026 censite in Italia 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale. In generale il business illegale delle ecomafie vola a 11,5 miliardi di euro, +2,2 miliardi rispetto al 2024, con 393 clan censiti dal 1995 ad oggi.
Il quadro veneto
Il cemento tra le principali criticità regionali
Come emerge già da questi primi dati, l’elemento che distingue il Veneto dal quadro nazionale riguarda il ciclo del cemento: mentre a livello nazionale nel 2025 i reati nel ciclo dei rifiuti hanno superato quelli del cemento, in Veneto quest’ultimo continua a rappresentare la filiera con il maggior numero di reati, ben 393, ovvero il 4,9% del totale nazionale, con 374 persone denunciate e 12 sequestri, a cui si aggiungono 588 illeciti amministrativi. Il Veneto si colloca al 7° posto tra le regioni italiane, quindi molto più in alto rispetto al 13° posto occupato nella graduatoria complessiva dell’illegalità ambientale.
Il dato suggerisce una pressione specifica sul territorio legata alle trasformazioni urbanistiche, edilizie e paesaggistiche. Da solo, il ciclo del cemento rappresenta circa un terzo (33%) di tutti i reati ambientali accertati in Veneto. La distribuzione provinciale è molto disomogenea: primeggia Venezia che registra 90 reati, più del doppio di Vicenza (43); seguono Verona (24), Belluno (23), Padova (19), Treviso (13) e Rovigo (7).
Numerosi sequestri nel ciclo dei rifiuti
La seconda area critica è il ciclo dei rifiuti, che a livello nazionale resta la filiera oggi più significativa, anche a causa di una crescente complessità delle organizzazioni ecocriminali e della capacità delle reti illegali di muoversi lungo filiere che superano i confini regionali e nazionali.
In Veneto sono stati accertati 324 reati, il 3% del totale nazionale, che collocano la regione al 15° posto. Sono state denunciate 302 persone ed effettuati ben 104 sequestri. A questi si aggiungono 435 illeciti amministrativi e 431 sanzioni.
La dimensione provinciale mostra una geografia diversa rispetto al cemento. Il primato spetta a Vicenza, con 69 reati, seguita da Venezia (51), Treviso (49), Rovigo (37), Padova (33), Belluno (27) e Verona (26). Particolarmente significativo il dato di Belluno, dove a soli 27 reati corrispondono 29 sequestri, il valore provinciale più elevato.
Il ciclo dei rifiuti merita quindi particolare attenzione non soltanto per il numero assoluto dei reati, ma per la natura del fenomeno, vista la capacità delle organizzazioni criminali di inserirsi nei settori della transizione ecologica e dell’economia circolare, sfruttando filiere complesse, opportunità economiche e movimentazioni dei rifiuti.
A Venezia oltre la metà dei reati contro gli animali
Un terzo fronte è rappresentato dai reati contro gli animali. Nel Veneto ne vengono registrati 264, pari al 3,8% del totale nazionale: la regione si colloca al 12° posto. Le persone denunciate sono 193, i sequestri 63 e gli illeciti amministrativi 504.
Qui emerge una concentrazione territoriale molto marcata: 148 dei 264 reati regionali sono registrati nella provincia di Venezia, cioè circa il 56% del totale. Seguono Padova con 40, Verona con 32, Vicenza con 16, Belluno con 10 e Rovigo e Treviso con 9 ciascuna.
È un dato che rende Venezia un caso particolarmente significativo: la provincia non è soltanto quella con il maggior numero complessivo di reati ambientali, ma concentra anche una quota molto rilevante delle violazioni nel settore della tutela degli animali.
Salgono i crimini contro il patrimonio culturale
Un altro elemento da non trascurare riguarda i reati contro il patrimonio culturale. Nel 2025 in Veneto sono stati accertati 115 reati, pari al 5,1% del totale nazionale, con 95 persone denunciate e 5 sequestri. La regione si colloca all’8° posto nazionale.
Il dato è interessante perché il peso del Veneto sul totale nazionale dei reati contro il patrimonio culturale (5,1%) è sensibilmente superiore al suo peso nell’insieme dell’illegalità ambientale (3,3%). Questa, quindi, appare come una filiera nella quale la regione presenta una specifica esposizione e sulla quale alzare il livello di attenzione.
Venezia è il principale hotspot regionale ma non c’è una geografia omogenea
La lettura provinciale fa emergere con particolare chiarezza il ruolo della provincia di Venezia. Dei dati provinciali censiti, Venezia registra complessivamente 443 reati ambientali, contro 134 a Vicenza, 104 a Padova, 92 a Verona, 76 a Belluno, 74 a Treviso e 57 a Rovigo.
Da sola Venezia concentra quindi circa il 45% dei reati provinciali registrati. Va però usata cautela nel confrontare la somma provinciale con il totale regionale: come infatti specificato nel Rapporto Ecomafia di Legambiente nelle tabelle provinciali sono esclusi i dati di alcuni Comandi specializzati, mentre questi concorrono al dato regionale.
“La peculiarità veneziana emerge soprattutto dalla sovrapposizione di più fenomeni: è prima nel ciclo del cemento con 90 reati e nettamente prima nei reati contro gli animali con 148. Nel ciclo dei rifiuti, invece, il primato passa a Vicenza. Non emerge quindi una geografia uniforme dell’illegalità ambientale veneta: le diverse province mostrano specializzazioni e criticità differenti” commenta Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto. “La fotografia della nostra regione restituita da Ecomafia 2026 è quindi quella di un Veneto che non si colloca ai vertici nazionali dell’illegalità ambientale complessiva, ma nella quale la pressione dei fenomeni illegali rimane tutt’altro che marginale. 1.186 reati e 3.317 illeciti amministrativi in un solo anno descrivono una presenza diffusa delle violazioni ambientali, con caratteristiche diverse a seconda dei territori e delle filiere”.
Lazzaro però sottolinea che la posizione del Veneto nella graduatoria nazionale è solo un elemento da osservare, poiché occorre guardare alla natura delle violazioni, alla loro distribuzione territoriale, alla capacità delle attività illegali di inserirsi nei circuiti economici e alla crescente complessità delle filiere. “Una regione economicamente avanzata, caratterizzata da un sistema produttivo articolato e da intense trasformazioni territoriali come il Veneto non è affatto estranea ai rischi dell’ecomafia e dell’ecocriminalità” prosegue Lazzaro. “La sfida non consiste soltanto nel reprimere i singoli reati, ma nel rafforzare controlli, prevenzione, tracciabilità delle filiere e capacità delle istituzioni di intercettare le forme più evolute di illegalità ambientale. I numeri di questa edizione segnalano un impegno nella giusta direzione per il Veneto ma indicano anche tre segnali da non sottovalutare: il peso ancora molto rilevante del cemento illegale, che porta la regione al 7° posto nazionale; la presenza di 324 reati nel ciclo dei rifiuti e 104 sequestri, in una filiera che a livello nazionale è diventata il principale terreno dell’ecocriminalità; e una forte concentrazione territoriale di alcune forme di illegalità, a partire dalla provincia di Venezia”.
Su https://noecomafia.legambiente.it/ i dati del report.
Scarica qui la tabella di sintesi dei dati veneti e comunicato stampa nazionale.

1 Ott, 2026